Era ormai tarda serata nella ridente città di Skara Brae quando vidi ritornare Padre Friar Tuck sempre accompagnato dalla guardia cittadina che poche ore prima aveva richiesto la sua presenza. Nell'attesa ebbi la possibilità di recitare le mie preghiere ed ormai sopraffatto dalla lunga giornata, mi recai alla taverna per rifocillarmi. Il proprietario del locale fu così gentile da farmi preparare un tavolo affianco alla finestra che dà sul centro cittadino, in modo da poter raggiungere l'anziano Abate non appena avesse finito di sbrigare i suoi compiti.
Non ebbi nemmeno il tempo di alzarmi da tavola per andare a pagare che notai Padre Firar in mezzo alla piazza. I suoi occhi corrucciati si posarono su di me e, accennato un rincuorato sorriso, mi fece segno di stare dove ero. Decisi di seguire la silenziosa istruzione e continuai ad osservarlo dalla finestra. Lentamente continuò il suo cammino per la via fino a svoltare l'angolo per sparire dalla mia vista. Dopo pochi istanti sentii il cigolio della porta della taverna.
"Eccellenza," sentii chiaramente la squillante voce del taverniere, "voi ci onorate."
"Vi ringrazio, messere." ribattè calorosamente l'anziano padre. Tuttavia non potei non continuare a notare una nota di preoccupazione nella sua risposta. "Andrei a sedermi con il mio amico."
"Certamente! Mando subito ad apparecchiare anche per voi."
"Troppo gentile." disse incamminandosi verso il mio tavolo.
Attesi fin quando non fu seduto e dopo un suo pesante sospiro non potei più resistere. "Padre, vi vedo così afflitto. Posso chiedervi che è successo in queste ore? Che voleva da voi quella guardia?"
"Permettete che vi citi, Alucard: sono tempi bui." disse sempre con la stessa espressione grave. "Un messo incaricato da Padre Mikael di portarmi un messaggio è stato trucidato da alcuni loschi individui mentre svolgeva il suo lavoro. Il suo messaggio è stato trovato, ricoperto del suo sangue, e infine consegnatomi, il sigillo in ceralacca dell'Ordine era rotto."
Non fiatai, ma sapevo benissimo quanto potessero valere certe informazioni così confidenziali. Una giovane ragazza portò sul tavolo un boccale e le posate in più. Padre Friar le sorrise ed attese che lei finisse per continuare il discorso.
"Devo chiedervi un'enorme favore, amico mio." riprese Padre Friar.
"Qualunque cosa, Padre." risposi quasi istintivamente.
"Ah, l'ardimento di voi giovani!" disse ridacchiando, "Aspettate ad accettare, ciò che vi chiedo è rischioso e non vi biasimerei se doveste rifiutare."
"Dite pure, tuttavia dubito che riuscirete a farmi cambiare opinione."
"E sia." disse mostrandomi la pergamena insanguinata di cui pochi minuti prima aveva parlato, "Devo assolutamente rispondere a Padre Mikael. Tuttavia è chiaro che qualcuno prova interesse per la nostra corrispondenza quindi non posso affidare il mio messaggio a nessun piccione o messo."
"Mi pare evidente, Padre."
"Se ancora non hai cambiato idea vorrei affidare a te la mia missiva."
Non esitai nemmeno un momento, "La proteggerò con la mia stessa vita!"
La sua espressione divenne un misto di soddisfazione e preoccupazione.
"Preghiamo il sommo Idior affinchè tu non sia chiamato a tanto, figliolo."
Prese quindi fuori dalla sua sacca una pergamena linda, un calamaio da viaggio ed una penna consumata, e iniziò a scrivere. 'Che Idior mi assista nel mio compito!' pensai mentre osservavo Padre Friar riempire la pergamena.