Quando il suo piccolo villaggio fu raso al suolo, Daenerys aveva solo 5 anni, e si trovava lontano, tra i boschi. Non sentì nemmeno le urla disperate dei suoi genitori, né le urla di vittoria dei barbari che continuavano a razziare ogni casa che trovavano sul loro cammino. Tornò solo a sera inoltrata,a Ocllo, con il suo arco di corda che suo padre le aveva regalato solo qualche giorno prima. Il buio era interrotto solo da alcune fiamme che si stagliavano imponenti verso il cielo. Da quella sera, la vita della piccola Daenerys mutò d’improvviso, costringendola ad una vita solitaria e pericolosa.
Non restò molto nel suo villaggio, ormai andato distrutto: passeggiò dolorosamente in mezzo a quei corpi che un tempo ricambiavano i suoi abbracci, ma che adesso giacevano lì, inermi, pronti ad essere usati come cena dalle belve che giravano li intorno. Prese qualche freccia che ancora poteva essere utilizzata e si allontanò di fretta, senza più voltarsi indietro. Si diresse a Sud, tra i boschi, e lì si riparò. Cercò invano di accendere un fuoco, ma l’educazione che aveva ricevuto da sua madre certo non includeva la ricerca della cacciagione e della vita solitaria. Si coprì come meglio poté, e si addormentò, ormai esausta, in mezzo a delle erbacce.
La mattina seguente, aprì gli occhi, immaginando che ciò che aveva vissuto fosse in realtà un maledetto incubo. Ma non fu così. Insetti e strane creature le giravano in tondo, guardandola quasi con curiosità e compassione. Raccolse quindi le sue cose, le ultime che le erano rimaste, e si avvicinò al porto, dove, ancora, qualche nube di fumo si alzava lentamente verso il cielo terso. Solo una barchetta, piccola e per nulla sicura, dondolava oziosamente seguendo il ritmo delle onde. Senza pensarci tanto, Daenerys entrò nell'imbarcazione, e iniziò a remare. Per settimane.
15 anni più tardi, Daenerys conosceva a memoria le terre di Sosaria, anche se evitava di gran lunga le zone dove poteva incontrare altre persone. Si era abituata ad una vita solitaria, e le uniche volte in cui entrava a Brit lo faceva solo per vendere pelli ai mercanti della zona. Guardava con diffidenza i gruppi che stazionavano li, chiedendosi come mai indossassero tutti delle vesti uguali. Solo poche volte si era ritrovata in mezzo ad una battaglia, notando con stupore alcuni personaggi che, con solo un libro in mano, lanciavano fuochi e fulmini verso gli avversari. Una sera, trovò per caso uno di questi libri gettato a terra, nascosto dall’erba alta. Scese dal suo cavallo, e si avvicinò verso quello strano oggetto. Si allontanò quindi di gran lena verso un angolo buio di Brit, sfogliando avidamente quel tomo pieno di parole fino ad allora a lei sconosciute. Una settimana più tardi, Daenerys era in grado di alzare muri e di incendiare alcuni animali presenti nei boschi, ma non rinunciò mai all’arco, che ormai utilizzava con destrezza.
Un giorno, di ritorno da una classica battuta di caccia, cavalcava distrattamente senza una meta precisa, mentre ancora tentava di tradurre alcune pagine di quel misterioso libro che aveva trovato. Probabilmente un serpente, o una vipera, spaventarono il cavallo con il quale viaggiava ormai da anni: Daenerys si trovò catapultata a terra, mentre il suo destriero fuggiva verso terre lontane, portandosi con sé tutti i suoi risparmi. Non provò nemmeno ad inseguirlo, così si diresse verso un boschetto, da dove proveniva chiaramente il nitrito di un cavallo. Si avvicinò sempre di più verso quel rumore, finché non notò che, sopra quel maestoso animale, vi era un giovane, con una casacca verde, intento a procurarsi il cibo. La sua prima reazione fu quella di fuggire, ma d’improvviso il mago l’aveva raggiunta, squadrandola dalla testa ai piedi. Solo dopo un attento esame, il giovane le porse una mano, invitandola a salire con lui. Sulle prime, Daenerys tentennò, ma una pioggia battente le ricordò di non avere più nulla. Non sapeva ancora che Bryan sarebbe diventato per lei la persona più importante della sua vita.
Entrò quindi finalmente in quei cancelli che tante volte aveva ammirato da lontano, mentre un vociare allegro si faceva più insistente ad ogni passo. Quando finalmente, superato il ponte, arrivarono alla città, Daenerys si meravigliò di come orchi, elfi e umani convivessero pacificamente. Scese pertanto dal cavallo, e attese il suo destino guardando in terra. Poco dopo, un altro giovane umano la raggiunse, facendole segno di seguirla. Non una parola si scambiarono durante il tragitto che la separava da una statua così imponente che la costrinse ad alzare lo sguardo per vederne la sommità. Finalmente, il sindaco le rivolse alcune domande, alle quali lei rispose con più precisione possibile. Nel frattempo, una piccola folla si era accalcata ai margini di quel parco, attendendo in silenzio. Solo quando il sindaco, che rispondeva al nome di Frecciatore, le consegnò la casacca, lei tirò un sospiro di sollievo e si rilassò. Adesso faceva parte di Skara Brae, e da li, ne era certa, non si sarebbe più mossa.
Ma molte cose sono cambiate da quel giorno. Daenerys raccontò loro la sua storia, e quasi immediatamente il vice sindaco, Eld Wind, si mosse per aiutarla. Ma non tutti erano d'accordo nella conquista della nuova città: il sindaco, ad esempio, che andava e veniva da Skara, si pronunciava su svariati argomenti, e decise che no, Ocllo non doveva essere conquistata. Ma, sebbene l'anima di Daenerys apparteneva a Skara, il suo cuore e i suoi pensieri erano ancora rivolti in quella città che l'aveva vista piangere e ridere le prime volte. Partì quindi alla volta di Ocllo, seguita da tutti quei concittadini che avevano deciso di abbandonare un porto sicuro per lei. Al capo dell'esercito c'era Eld, che ormai aveva assunto, per lei, un ruolo quasi paterno. Subito dietro c'era Victor, un potente mago che, nei suoi momenti di sconforto, riusciva a farla sorridere correndo nudo per la città, o trasformandosi in mostri giganti. Accanto a lei, ovviamente, l'amato Bryan, che non lasciava un momento, e le sue due più fedeli amiche, Summer e Lola, che come lei condividevano l'amore per l'arco.
E mentre Skara si allontanava sempre di più, il suo cuore era colmo di gioia ad ogni passo che l'avvicinava ad Ocllo.